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Thursday 02 August 2007
Diario dal Nord Uganda

Quest’Africa offre molto più di quanto io possa dare. Non mi sento particolarmente utile. Ma mi sento particolarmente parte di questo mondo. Quest’Africa mi risveglia, mi risveglia per ciò che ci riguarda come occidentali, occidentalizzati e un po’ depressi e demotivati. Forse ciò di cui la nostra civiltà non si sta rendendo conto è il conflitto tra il sistema che abbiamo creato e i reali bisogni umani che esso dovrebbe risolvere. Quest’Africa rende chiare e visibili le reali necessità dell’uomo.
Penso a me, alle domande sul futuro che continuo a pormi, al supremo e legittimo bisogno di significato, che spesso mettiamo a tacere. Il filosofo francese Jacques Ellul scrive: “non è affatto l’età della violenza; è l’età della consapevolezza della violenza”.  E io credo fermamente che questo discorso non riguardi solo la violenza. Anzi, mai come in questo momento storico abbiamo la possibilità e le giuste condizioni di affrontare consapevolmente ciò che non funziona nel nostro sistema a molti livelli. Il sistema prova ad assopirci, a impigrirci, a farci sentire quasi nulli, il sistema prova a farti credere che dovrai pensare a te stesso, perché altrimenti ti si mangeranno, quasi fosse una lotta, una lotta tra di noi.
Ma io non credo sia così. Io continuo a credere nelle possibilità dell’uomo. Non dobbiamo perdere la capacità di immaginare il nostro futuro. Senza questa capacità saremmo perduti. E saremo meno uomini.
Christine è una ragazza di 24 anni che vive nel campo profughi di Minakulu. Durante una lunga chiacchierata, sedute nella sua capanna, mi ha raccontato dei suoi sogni e delle sue difficoltà. Lei vorrebbe studiare, fare l’agronomo, poi mi dice: “non voglio soffrire come i miei genitori”. I suoi genitori zappano tutto il giorno per la sussistenza della famiglia. Lei ha riempito anche un centinaio di taniche d’acqua al giorno per mettere da parte i soldi necessari a pagarsi la scuola secondaria, sperando di riuscire ad accumularne abbastanza per il prossimo anno, altrimenti si rimanda, si salta un semestre. Ora sta facendo la poliziotta. Non le piace per nulla. E lo lascerà appena potrà. Ma ha sempre il suo obiettivo: tornare a scuola. Per studiare ciò che le interessa.
Si possono fare dei compromessi. Spesso si devono fare per necessità. Ma Christine mi ha ricordato che tolta la necessità di avere ciò che è necessario per vivere, e vivere dignitosamente, ciò che spesso ci manca è proprio l’obiettivo. Anche quando sembra che ciò che fai non venga capito e magari riconosciuto. Ciò che da il senso è ciò che io voglio essere. Come uomo, come donna. Tra gli uomini.
R.
 
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