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Operazione Colomba in Palestina e Israele - Progetto

Siamo presenti in Cisgiordania nel villaggio palestinese di At-Tuwani, a sud di Hebron. Le principali attività sono: condivisione e sostegno alle famiglie palestinesi in difficoltà, riduzione della violenza tramite l'accompagnamento delle persone e l'interposizione nonviolenta, monitoraggio della situazione dal punto di vista del rispetto dei diritti umani.

In Israele abbiamo una presenza a Gerusalemme Ovest, dove collaboriamo con diverse associazioni israeliane per i diritti umani e gruppi pacifisti.

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Palestina e Israele PDF Stampa E-mail
Tuesday 09 October 2007
Indice articolo
Palestina e Israele
Pagina 2

Operazione Colomba in Palestina e Israele - Progetto

Siamo presenti in Cisgiordania nel villaggio palestinese di At-Tuwani, a sud di Hebron. Le principali attività sono: condivisione e sostegno alle famiglie palestinesi in difficoltà, riduzione della violenza tramite l'accompagnamento delle persone e l'interposizione nonviolenta, monitoraggio della situazione dal punto di vista del rispetto dei diritti umani.

In Israele abbiamo una presenza a Gerusalemme Ovest, dove collaboriamo con diverse associazioni israeliane per i diritti umani e gruppi pacifisti.

Operazione Colomba nelle South Hebron Hills
1.1 Il contesto

South Hebron Hills è il nome con cui si indica la zona a sud della città di Yatta, compresa tra la fine dell’espansione urbana e la Linea Verde, limite meridionale della West Bank2. La zona è in gran parte “area C”, vale a dire sotto totale controllo israeliano3. L'area è caratterizzata da secoli dalla presenza di agricoltori (fellayin) che vivono in grotte. E' compresa tra i 400 e i 900 m.s.l., di colline e valli, abitata da una popolazione palestinese di circa 1.100 agricoltori e pastori. I piccoli centri abitati, detti Khirbet, sono sparsi nell’area e spesso raggiungibili solo a piedi, a dorso di asino o con mezzi fuoristrada. Sul limite nord dell'area vi è il villaggio di At-Tuwani, che funge da riferimento per i piccoli centri abitati dell'area. Qui vi è una scuola, una clinica medica e un piccolo negozio. Inoltre At-Tuwani è punto di passaggio obbligato per recarsi a Yatta, luogo di mercato. Da secoli gli abitanti indigeni della zona vivono di agricoltura e pastorizia sviluppando un’economia di sussistenza. Le comunità praticano attività di tradizione millenaria, come la produzione del Leben4, la coltivazione di grano (a volte ancora con aratri in legno trainati da asini), la raccolta a mano dei cereali, la produzione di farina con macine in pietra, la cottura del pane sulle braci e sassi ardenti (tabuun), la produzione di formaggio di pecora essiccato al sole e salato, la lavorazione artigianale della lana al telaio ed il ricamo, la coltivazione e lavorazione del tabacco. Solo alcuni abitanti della zona hanno un trattore, pochissimi una casa e quasi nessuno un lavoro che non sia la coltivazione della propria terra. Nel villaggio di Susiya la gente vive in tende, essendo state le loro grotte distrutte qualche hanno fa dall'esercito israeliano. Ad At-Tuwani la popolazione vive in modestissime case di cemento, tutte con un ordine di demolizione da parte dell’Esercito Israeliano

1.2 I coloni israeliani 

Coloni israeliani hanno installato negli anni ottanta5 una cintura di insediamenti6 e outposts7 illegali nell’area al fine di annettere la terra nell’immediato futuro.

Gli abitanti degli insediamenti nazional-religiosi8 di Susya, Ma’on, Metsadot Yehuda-Beit Yatir, Karmel e degli outpost di Hill 833 (Havat Ma'on), Avi Gail, Mizpe Yair-Magen David e Lucifer Farm (Yatir Farm) sono tra i più militanti nei Territori Occupati, e da tempo molti manifestano comportamenti aggressivi verso gli abitanti palestinesi dei villaggi circostanti.

Spesso con la complicità di alcuni membri dell’Esercito di Difesa d’Israele (IDF) e dell’Amministrazione Civile (DCL, ex DCO), i coloni hanno reso la vita impossibile agli abitanti dell’area, distruggendo le grotte, mettendo veleno nelle cisterne dell’acqua, avvelenandone i campi con sostanze tossiche, impedendo i lavori agricoli come l’aratura dei campi, la raccolta di grano e lenticchie, la raccolta delle olive.

In molti casi, le forze di sicurezza d’Israele hanno chiuso gli occhi davanti a queste azioni.

Infine un altro problema che pesa sulle comunità locali palestinesi riguarda il tracciato e la costruzione del Muro di Annessione9.

1.3 L'esercito

Nel novembre 1999, il Ministero della Difesa ha fisicamente deportato parte della popolazione fuori dall’area, al fine di realizzare un’area di esercitazioni militari. In seguito ad un ricorso legale degli abitanti dell’area all’Alta Corte di Giustizia in Israele, gli abitanti sono potuti tornare nel marzo 2000 nei luoghi in cui sono nati e sempre vissuti, a condizione di vivere nelle strutture esistenti precedentemente all’espulsione dell’IDF (principio dello status quo).

Dal 2000 ad oggi si sono verificate le seguenti azioni dell'IDF nei confronti degli abitanti locali: demolizioni di case, tende, grotte e distruzione dei pozzi dell'acqua; distruzione di raccolti e alberi di olivo; sequestro di mezzi da lavoro; chiusura di strade; divieto di utilizzo delle terre; esercitazioni militari dentro i centri abitati; minacce di morte agli abitanti; percosse; vessazioni e umiliazioni. Contemporaneamente continuano le azioni violente dei coloni nazional-religiosi: aggressioni violente alla popolazione, indistintamente uomini, donne, vecchi o bambini; utilizzo di armi da fuoco per scacciare la gente dal lavoro dei campi; furto di raccolti e greggi; minacce di morte; avvelenamento dei pascoli e delle cisterne dell'acqua; divieto di utilizzo delle vie di comunicazione.

 

1.4 Le conseguenze per i bambini

Una delle conseguenze più drammatiche del conflitto è l'impossibilità per molti bambini dell'area di andare a scuola. Circa un quarto dei bambini non vanno a scuola, a causa delle violenze dei coloni e delle cattive condizioni delle strade (causate dal divieto da parte dell'amministrazione israeliana di sistemare le strade). Un esempio emblematico è quello degli abitanti di Tuba. I bambini di Tuba non potevano recarsi alla scuola elementare più vicina, sita in At-Tuwani, percorrendo la strada diretta (circa 15 minuti a piedi), in quanto la strada è adiacente all'insediamento di Ma'on e all'outpost Hill 833. Dopo alcuni tentativi di percorrere la strada insieme a volontari internazionali (CPT e Operazione Colomba) ed israeliani (Ta'yush), dopo numerose pressioni sull'esercito, la DCO e il Governo Israeliano, e dopo due aggressioni subite da alcuni volontari internazionali (tra cui alcuni feriti gravemente), è stato ottenuto che la Polizia e l'esercito si siano impegnati a scortare i bambini (a condizione che i volontari internazionali interrompessero la loro scorta). Da fine ottobre 2004, quotidianamente Esercito o Polizia Israeliana scortano i bambini di Tuba per una strada secondaria che richiede 30 minuti a piedi. Da allora CPT e Operazione Colomba monitorano quotidianamente la scorta dei bambini e il comportamento dei coloni. Prima della presenza degli internazionali nel villaggio, i bambini erano costretti a percorrere un tragitto di circa un'ora e mezza a piedi.

1 L'area è comunemente denominata South Hebron Hills.
2West Bank è il termine inglese con cui si indica la Cisgiordania.
3 Secondo gli accordi di Oslo.
4 Leben è il latte acido, messo a fermentare nell’otre fatto con la pelle di capretto. La stessa bevanda è ricordata nel testo della Genesi, quando Abramo offre il latte fermentato ai tre angeli venuti ad annunciare la fertilità di Sara.
5 Nel 1982 i primi caravans di coloni ebrei arrivarono a costituire l’insediamento di Ma’on. Nel luglio del 1999 i coloni di Ma’on costituirono l’outpost chiamato Havat Ma’on. Nel Settembre del 1999 l’esercito israeliano rimosse i coloni dall’outpost di Havat Ma’on che fu smantellato. Nel 2000 i coloni ricostruirono Havat Ma’on in un luogo vicino al precedente.
6 E’ detto insediamento il centro abitato israeliano costruito sui Territori Occupati Palestinesi. Per il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, gli insediamenti sono illegali in quanto infrangono la IV Convenzione di Ginevra, sottoscritta anche dallo Stato d’Israele.
7 È detto outpost (avamposto) la recente espansione degli insediamenti o la nuova creazione di insediamenti. Gli outpost sono fatti di baracche-container, spesso protetti da recinzioni e soldati ma realizzati senza alcuna autorizzazione ufficiale dello Stato d’Israele.
8 Circa il 25% dei quasi 400.000 coloni israeliani dei Territori Occupati Palestinesi appartengono a correnti estremiste religiose che vedono nella conquista della terra biblica il presupposto della venuta del Messia. Viene qui usato il termine nazional-religiosi per identificarli, come usato dal prof. Renzo Guolo, Sociologo dell’Università La Sapienza di Roma, uno dei maggiori studiosi italiani dell’estremismo religioso. Per approfondimenti vedi Renzo Guolo “Terra e Redenzione”. Il rimanente 75% dei coloni è composto da semplici cittadini che per agevolazioni governative vivono in questi centri abitati, senza perseguire con la loro presenza alcun intento politico.
9 Come definito dallo Speciale Rapporteur dell’ONU per i Diritti Umani, John Dugard.

 


 
 
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