| Colombia |
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| Tuesday 09 October 2007 | |
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GUARDA LE ALTRE SEZIONI: Operazione Colomba in Colombia - Progetto Sostegno nonviolento alla comunità di Pace di San José de Apartadò Località Colombia, Dipartimento di Antioquia, Municipio di Apartadò. Introduzione Su richiesta ed in accordo con alcuni membri della Comunità di Pace incontrati in Italia Operazione Colomba ha compiuto un primo viaggio esplorativo in Colombia nel Gennaio 2008. Vi è tornata in seguito nel Maggio 2008 sempre in un altro viaggio al fine di mantenere i contatti attivati nel viaggio precedente. Infine nel Novembre 2008 vi è stata una prima presenza della durata di un mese di due volontari di Operazione Colomba che hanno vissuto principalmente presso la Comunità di Pace a cui hanno fatto seguito altri mesi di presenza da febbraio 2009 ad aprile 2009 e da Settembre 2009 a Dicembre 2009, nella medesima Comunità. Il progetto è pertanto il proseguimento e l’evoluzione di un’iniziativa già avviata, con il quale si intende realizzare una presenza permanente di volontari nell'area.
I partner locali del progetto sono:
I volontari di Operazione Colomba lavorano in collaborazione con altre due organizzazioni internazionali, Peace Brigades International (PBI) e Fellowship of Reconciliation (FOR), e con la Defensoria del Pueblo (organo costituzionale autonomo creato nel 1993 per proteggere i diritti costituzionali e fondamentali della persona e della comunità, supervisionare il compimento dei doveri dell'amministrazione pubblica e la prestazione dei servizi pubblici alla cittadinanza. www.defensoria.org.co ). Colombia La Repùblica de Colombia è divisa in 32 dipartimenti e un distretto capitale, Bogotà. L'attuale configurazione risale al 1991, quando è entrata in vigore la nuova Costituzione. Secondo quest’ultima, la Colombia è uno Stato sociale di diritto, organizzato in forma di repubblica unitaria con centralizzazione politica e decentramento amministrativo, dove l'autorità pubblica è suddivisa in tre rami: potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Dal 2002 il presidente è Alvaro Uribe Vélez. Il presidente funge da capo di stato e di governo allo stesso tempo, delegando le sue funzioni ai ministri. Il parlamento è bicamerale, prende il nome di Congreso de la República ed è composto dal Senato (102 seggi nel collegio elettorale nazionale) e dalla Camera dei Rappresentanti (166 seggi con circoscrizioni elettorali regionali proporzionali alla popolazione di ciascun dipartimento). Cinque seggi sono destinati a indigeni, afro-colombiani e colombiani all'estero. Il sistema giudiziario colombiano comprende la Corte Costituzionale, la Corte Suprema di Giustizia, il Consiglio di Stato e il Consiglio Superiore della Magistratura. L’indice di sviluppo umano (HDI) è 0,791, che corrisponde ad un valore medio, tanto che la Colombia si è classificata al 75° posto a livello mondiale nel 2007. Tuttavia non tutte le regioni della Colombia presentano lo stesso livello di sviluppo. L'area principale di sviluppo corrisponde alla regione andina intorno alle città di Bogotà, Medellin e Cali, che costituiscono il cosiddetto "triangolo d'oro". La Colombia è fra i paesi con più alto indice di omicidi pro capite nel mondo, in parte a causa del conflitto armato, attestandosi intorno ai 61 omicidi per ogni centomila abitanti nel 2000. La diversità etnica in Colombia è il risultato di un mix di amerindi, coloni spagnoli e discendenti africani. Tra gli immigrati i maggiori gruppi provengono dal mondo arabo, dall’Europa e dalla Cina, così come dal mondo ebreo e gitano. All’ultimo censimento della popolazione, i gruppi etnici classificati nel paese erano i seguenti: 86% meticci e bianchi, 10,6% neri e 3,4% indiani. La guerra civile colombiana scoppiò ufficialmente tra il 1964 e il 1966, quando furono fondate le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) e l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), le quali iniziarono un’azione di guerriglia contro il Governo colombiano. Tuttavia gruppi armati di opposizione erano già presenti dagli anni ’50. All'origine di questo conflitto vi fu un’enorme disparità sociale tra le classi dirigenti e la popolazione, che aveva già provocato gravissime violenze diversi anni prima dell'inizio "ufficiale" delle ostilità. In seguito si crearono diversi gruppi para-militari che iniziarono a compiere stragi tra la popolazione civile. Il gruppo più noto sono le Unità di Autodifesa Colombiane (AUC). Tutti gli attori armati, gruppi guerriglieri, così come esercito e paramilitari, sono responsabili di gravi infrazioni del diritto internazionale umanitario, colpevoli di abusi, omicidi di civili e sequestri. Si stima che dall’inizio del conflitto siano morte 300 mila persone. Amnesty International stima che negli ultimi 20 anni siano morte almeno 70 mila persone, di cui la maggior parte civili (Amnesty International, July 3, 2007 – “Colombia: The reality of Trade Unionism. Facts and figures). Quasi tre milioni di persone sono state costrette a rifugiarsi lontano dalle propri abitazioni: questo fa sì che, in base ai dati dell’UNHCR, la Colombia risulti essere il terzo paese al mondo per numero di sfollati (IDP), dietro il Sudan e il Congo. Decine di migliaia di civili sono stati torturati e sequestrati. Lo stesso rapporto sostiene che la maggior parte degli omicidi e dei sequestri è opera dei gruppi para-militari. Lo sfollamento forzato della popolazione, da parte dei diversi “attori armati“ sembra avere anche come obiettivo il controllo sia sulle importanti risorse naturali del territorio sia sulla popolazione civile considerata anch'essa una risorsa. Pertanto i difensori dei diritti umani, sindacalisti, giornalisti e attivisti sociali che lottano contro queste ingiustizie e che chiedono il diritto alla vita ed alla terra delle popolazioni che vivono nelle zone del conflitto, vengono continuamente perseguitati, così come le comunità civili colpevoli solo di abitare in zone considerate di importanza militare o economica. A partire dalla metà degli anni novanta, i paramilitari irrompono nella regione di Antioquia applicando la strategia del terrore contro la popolazione civile. Le continue violenze, le minacce indiscriminate, l’assassinio dei principali leader comunitari causano lo sfollamento forzato dei suoi abitanti. Per proteggersi da queste violente persecuzioni gruppi di civili si sono uniti dando vita a delle "zone umanitarie", che non appoggiando nessuna fazione rivendicando il loro diritto alla neutralità. La Comunità di pace di S. Josè di Apartadò ne è un esempio. Quando è stata fondata, nel 1997, i leader avevano richiesto al governo protezione affinché nessuna fazione armata entrasse nel loro territorio. In questo senso l'impegno del governo è stato gravemente insufficiente. Dal 1997 ad oggi sono state assassinate 180 persone appartenenti alla comunità, che conta in totale 1.300 persone. Il bisogno più urgente per queste persone è la possibilità di vivere in sicurezza. La presenza di un gruppo di civili internazionali è prima di tutto un deterrente all’uso della violenza. Obiettivo generale e obiettivi specifici L’obiettivo generale del progetto è contribuire a migliorare le condizioni di vita quotidiana della popolazione che fa riferimento alla Comunità di Pace di San Josè de Apartadò e contribuire alla promozione del processo di pace. Obiettivi specifici sono:
Le attività previste sono le seguenti: Attività 1 – Presenza nella Comunità di Pace Il team di Operazione Colomba vivrà all’interno dei villaggi dell’area condividendo così con le persone la loro vita quotidiana, comprese le difficoltà e i rischi. Attraverso la presenza nonviolenta di un team internazionale che funga da deterrente all’uso della violenza si intende proteggere la popolazione civile che abita nei villaggi dell’area e contrastare lo sfollamento forzato. Inoltre si intende visitare con regolarità anche i villaggi più isolati e distanti dalla città di Apartadò e da San Josè. In questi piccoli villaggi, chiamati veredas (tra i quali Esperanza, Mulatos, Resbaloza e Naín), la gente è spesso minacciata dai gruppi armati e pertanto necessita di sostegno. Anche se è molto difficile avere una presenza continuativa la flessibilità della nostra organizzazione ci permetterebbe di intervenire tempestivamente nelle situazioni di conflitto che dovessero sorgere improvvisamente. Attività 2.1 – Accompagnamento della popolazione locale Il rischio che deriva dagli spostamenti è molto elevato. Molti omicidi sono avvenuti durante spostamenti, quando le persone sono più isolate e fuori dal loro contesto. Pertanto una richiesta esplicita della Comunità di Pace è quella di accompagnarli nei loro spostamenti. Questa attività consiste nell’accompagnamento nelle attività quotidiane che si svolgono al di fuori del centro abitato e negli spostamenti tra le veredas.
Attività 2.2 – Accompagnamento dei leaders Tutti i leader della Comunità di Pace hanno subito minacce di vario genere, essi pertanto sono più esposti al rischio di subire violenze e di essere uccisi. Questa attività prevede l’accompagnamento del Responsabile della Comunità di Pace nelle attività che il suo ruolo gli chiede di svolgere sia nella città di Apartadò che in tutta l’area. Egli è stato più volte minacciato di morte da gruppi paramilitari ed ha subito un attentato alla sua vita il 1 Novembre 2008 in una via centrale della città di Apartadò, dal quale è uscito illeso. Questa attività prevede anche l’accompagnamento dei membri del Consiglio Interno della Comunità di Pace, organo direttivo della Comunità. Attività 3 - Facilitazione del dialogo con le istituzioni pubbliche La Comunità di Pace ha perso ogni fiducia nei confronti del Governo nazionale e delle istituzioni pubbliche in genere, in quanto li ritiene responsabili diretti o indiretti di molte violenze. Il nostro team intende cercare di facilitare il dialogo con le istituzioni pubbliche presenti localmente e non solo e favorire che esse adempiano alle loro funzioni istituzionali di protezione della popolazione e di tutela dei diritti umani e sociali. Attività 4.1 – Advocacy Saranno redatti report mensili sulla violazione dei diritti umani nell’area. Tali report saranno spediti ad associazioni colombiane, italiane e internazionali che si occupano della tutela dei diritti umani. Attività 4.2 – Sensibilizzazione dei mass media In caso di violazioni dei diritti umani i volontari scriveranno comunicati stampa da spedire alle testate giornalistiche colombiane, italiane e internazionali al fine di sensibilizzare le rispettive opinioni pubbliche sulla violazione dei diritti commesse nell’area. Infine si cercherà di facilitare l’accesso diretto dei giornalisti nell’area, al fine di intervistare la popolazione locale. Beneficiari I beneficiari sono gli abitanti della Comunità di Pace di San Josè de Apartadò, i quali vivono in un territorio molto esteso ed impervio, caratterizzato in gran parte da montagne e foresta. La Comunità di Pace si trova nella zona nord-ovest della Colombia, nel dipartimento di Antioquia, regione di Urabà, municipio di Apartadò. In questo territorio circa 1.300 campesinos hanno fatto la scelta di costituirsi in comunità di pace ed attualmente sono presenti soprattutto nei villaggi di San Josesito, la Union e Arenas Altas. Quest'area è terreno di scontro tra le FARC e l'esercito colombiano ed è caratterizzata da una forte presenza di paramilitari. Vivere nella comunità vuol dire rischiare la vita, come dimostra l’alto numero di vittime registrato al suo interno. Nonostante questo i suoi membri non hanno sentimenti di odio né di vendetta, non progettano azioni armate per farsi giustizia da soli, ma vanno avanti con determinazione, resistendo e chiedendo solo dignità e rispetto. E' questo che ne fa un’esperienza nonviolenta particolarissima che merita assolutamente di essere sostenuta. Metodologia d’intervento Operazione Colomba è un Corpo Civile di Pace organizzato in team, in genere di tre o quattro persone, che vivono in modo continuativo nella località dove si realizza il progetto. In Italia è presente un coordinatore che ha il compito gestire il progetto nella sua interezza. Ogni tre mesi circa ogni volontario torna in Italia per un mese durante il quale fa una verifica del progetto a livello personale e generale, partecipa ad attività di formazione avanzata, sensibilizza la società civile italiana sulle tematiche del conflitto. Nell’intervento non imponiamo nessun modello esterno, ma rispettiamo la cultura e le tradizioni delle realtà in cui operiamo. Tutto l’intervento è strutturato a partire dalla presenza di condivisione prolungata che passa anche attraverso i rischi e le difficoltà che comporta vivere con e come le persone della comunità subendo le conseguenze del conflitto. Questo permette ai volontari di raggiungere un alto livello di fiducia e credibilità e dunque tutte le azioni sono implementate in forte concerto con la popolazione locale e i suoi rappresentanti. Le principali caratteristiche della nostra metodologia d’intervento sono le seguenti:
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