| Albania |
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| Tuesday 22 June 2010 | |
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Tale fenomeno è stato introdotto nel 1400 all’interno del nord dell'Albania attraverso l’istituzione del Kanun di Leke Dukagjini, un Codice Civile di leggi, trasmesso oralmente per secoli, che si occupa di numerosi aspetti riguardanti la vita quotidiana albanese: famiglia, fidanzamento e matrimonio, proprietà privata, lavoro, prestiti e donazioni, giuramento, onore, risarcimento dei danni, vendetta e riconciliazione… E' ancora talmente radicato in queste zone da costituire un sistema di leggi parallelo a quello statale. Le famiglie e le persone che, dopo aver subito un omicidio o un’offesa al proprio onore, sono restie rispetto alla scelta di vendicarsi (perché sanno che in questo modo si innescherebbe un ciclo di violenza che non si esaurisce nell’omicidio di chi ha offeso per primo ma si estende praticamente a tutti i familiari maschi al di sopra dei 15 anni imparentati con coloro che hanno dato inizio al conflitto) subiscono forti pressioni dal resto della società affinché portino avanti la scelta della vendetta. Inoltre la vendetta di sangue ha subito poi un notevole stravolgimento rispetto alla versione originaria del Kanun, tanto da coinvolgere in tali omicidi anche bambini al di sotto dei 15 anni e donne che inizialmente erano escluse. La reclusione di queste persone nelle proprie case comporta una mancanza dei beni di prima necessita (scolarizzazione, assistenza medica, difficoltà economiche..) nonché disagi psicologici da non sottovalutare. I primi a pagare questo prezzo sono i figli e le donne che subiscono le conseguenze dei crimini commessi da qualcun altro. Oggi, a Nord dell’Albania, sopravvive una parte di questo Codice in forma degenerata: ci sono dunque faide senza fine che coinvolgono intere famiglie ma soprattutto bambini e ragazzi costretti a portare avanti la vendetta o a stare segregati in casa per paura di essere essi stessi vittime di vendette. La condivisione diretta con le famiglie che subiscono la legge del Kanun è la parte fondamentale della presenza dell'Operazione Colomba in Albania. I volontari, insieme alla Comunità Papa Giovanni XXIII e ai Caschi Bianchi, garantiscono poi assistenza medica e scolastica a chi è sotto vendetta. Attraverso queste attività ci siamo prefissati come obiettivo quello di arrivare a percorsi di pacificazione fra le famiglie ma anche e soprattutto quello di sensibilizzare l'opinione pubblica per arrivare ad una riconciliazione nazionale. |

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